Quando i miei figli saranno grandi… 4 strategie di sopravvivenza

Quando i miei figli saranno grandi…

Cosa succederà quando questo mio bambino dolce e affettuoso si trasformerà in un adolescente ruvido e aggressivo? Che cosa potrei fare già adesso per prevenire alcune difficoltà? È meglio che io sia più presente? più affettuosa? O forse più rigida nelle regole?

Tutti sappiamo che l’adolescenza è un periodo difficile per i ragazzi e ancora di più per i genitori. E sappiamo anche che sarà un passaggio obbligato attraverso cui, prima o poi, tutti dovremo passare. 

La fluidità della società di oggi ci porta a vivere con difficoltà questo periodo di definizione di sé. 

Chi sono? Cosa mi piace? Cosa voglio realizzare?

Secondo la teoria dei compiti evolutivi di G. Pietropolli, rispondere a queste domande e trovare il proprio posto nel mondo separandosi dalla propria famiglia ci servono per completare la trasformazione da infante ad adulto.

In latino Adolescere significa crescere. E, per crescere, l’essere umano ha bisogno di affermare se stesso lottando e sfidando le regole degli adulti per svincolarsi dai limiti dell’infanzia.

In questo quadro di trasformazione emotiva, cognitiva e fisica, il genitore potrebbe trovarsi spaesato e faticare a riconoscere quel dolce bimbo che aveva e che ora si è trasformato in un ragazzino incomprensibile e scontroso che sminuisce il valore dei propri familiari e ricerca in ogni modo l’approvazione dei pari, la popolarità, l’emancipazione e l’inclusione nel gruppo.

Se tutto questo è un passaggio naturale e inevitabile, che cosa può fare fin dall’inizio una madre per impostare un rapporto con il proprio figlio che permetta a lui di crescere e ai genitori di limitare i danni di quel terribile periodo?

Ecco 4 consigli che possiamo mettere in pratica fin da quando i nostri figli sono piccoli e che ci torneranno utili anche in futuro:

Non rimproverare l’emotività

Aiutare i nostri bimbi a riconoscere le emozioni e a concedersele li aiuterà a sviluppare capacità di gestione emotiva. Questo tornerà utile quando il turbinio delle emozioni adolescenziali sarà ricco di sbalzi ed esplosioni. Riconoscere le emozioni e dare loro un nome sarà dapprima un simpatico gioco da fare insieme e anche una strategia da imparare a mettere in pratica su se stesse.

Gestire il conflitto

Non spaventiamoci di fronte ai conflitti perché confliggere è evolutivo e ci permette di fissare e regolare limiti e ruoli. Quando capita di confrontarci, scontrarci o arrabbiarci con qualcuno, sarebbe meglio non evitare il conflitto ma affrontarlo e spiegarlo.

Lasciare spazio all’errore

Per sviluppare al meglio le abilità emotive, cognitive, fisiche e sociali dei nostri figli dobbiamo permettere loro di provare, sbagliare e riprovare. Come ci ricorda lo psicologo Luca Mazzucchelli in una piacevole fiaba scritta da lui, tutto è difficile prima di diventare facile. Ma per diventare bravi in qualcosa bisogna sapere accettare l’errore ed utilizzarlo per migliorarsi e per crescere.

Dimostrarsi pronti all’ascolto

Uno strumento potentissimo per far sentire la nostra presenza è l’ascolto. Dimostrarsi capaci di ascoltare, accettare e digerire ciò che i nostri figli hanno da dirci permetterà a quel bambino, che un giorno sarà ragazzo e poi adulto, di crescere con la consapevolezza che il proprio genitore c’è ed è in grado di amarlo e di ascoltarlo in ogni circostanza. Ricordiamoci che se non lo ascolteremo noi, lui troverà qualcun altro a cui dirlo.

Margaret Atwood definisce l’adolescenza come quell’età in cui genitori si trasformano di colpo da gente che sa tutto in gente che non sa niente.

A me piacerebbe pensare che, dopo la lettura di questo articolo, noi possiamo diventare madri che hanno imparato qualcosa per essere di aiuto alla crescita dei propri figli.

Dott.ssa Patrizia Garofano
Psicologa, psicoterapeuta
Psicologa del Team Me First

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