Sei proprio come tua madre!

Ti è mai capitato di sentirti dire o di ripetere a te stessa “sei proprio come tua madre”?

Alcuni studi ci dicono che quando diventiamo genitori ci poniamo spesso l’obiettivo di esserlo in modo diverso rispetto a quelli che abbiamo avuto. Poi, pian piano ci rendiamo conto che in alcuni atteggiamenti ci identifichiamo proprio in ciò che avremmo voluto evitare. È in questi casi che ci ritroviamo a dire a noi stesse “sei proprio come tua madre!”.

Ogni stile genitoriale è unico

Non sempre questa è una frase piacevole da dire a sé stesse o da sentirsi rivolgere. Alcuni comportamenti dei nostri genitori, infatti, ci hanno fatto soffrire, altri ci hanno creato dei blocchi che ancora oggi avvertiamo come invalicabili e, solo in alcuni casi, certi loro insegnamenti ci hanno reso persone migliori. Ci sono aspetti che appartengono al modo di fare delle nostre madri che vorremmo essere in grado di replicare e infiniti elenchi di difetti che vorremmo evitare.

Come possiamo muoverci dunque?

Il modo in cui agiamo, i comportamenti, gli atteggiamenti, i gesti e le parole che usiamo nei confronti dei nostri figli vanno a costituire lo stile genitoriale. Ogni genitore ha un modo unico di fare perché frutto di un mix di ingredienti: la personalità, gli stili genitoriali che sono stati osservati a propria volta negli adulti di riferimento, i comportamenti desiderati da bambini e, infine, tutta la parte teorica dietro all’arte di essere genitori.

Che genitori siamo?

Prendere consapevolezza dei modelli genitoriali che abbiamo osservato dai nostri genitori nel corso dell’infanzia ci consente il lusso di poter discriminare tra ciò che ci viene spontaneo fare e come, invece, ci vogliamo comportare

Andiamo a vedere insieme quale tipo di genitore abbiamo avuto e quale vorremmo essere.

Secondo la psicologa Diana Baumrind esistono 4 prototipi di genitore:

  • Il negligente che fa percepire al proprio figlio assenza di cura, regole e controllo.
  • Il permissivo che, pur essendo affettuoso e caloroso, non dà freno alle possibilità del bambino, permettendogli di infrangere ogni regola e alimentando così il suo delirio di onnipotenza.
  • L’autoritario che, ritenendo superflua ogni forma di accudimento e calore umano, imposta tutto il rapporto su rigide regole inflessibili, non permettendo così al figlio di imparare a trovare compromessi tra i propri bisogni e la realtà.
  • L’autorevole che dà affetto e calore ma anche regole, è attento ai bisogni del bambino e spiega con tranquillità le ragioni delle restrizioni mostrando fiducia nel proprio figlio e infondendogli sicurezza.

Spesso, come sottolinea la Baumrind, un genitore non mette in atto soltanto una tipologia di atteggiamento, ma un mix di questi, mantenendo comunque uno stile prevalente.

Agire per aggiustare il tiro

Quando ci poniamo l’obiettivo di diventare genitori migliori di quelli che abbiamo avuto, dobbiamo assolutamente passare da 3 step che ti invito a mettere in pratica allenando la tua mente alla riflessione:

  • Prendere consapevolezza di quale sia stato lo stile genitoriale a cui siamo state esposte da parte dei nostri genitori e di tutte quelle altre figure di attaccamento che si sono prese cura di noi diventando punti di riferimento lungo la nostra storia di vita.
  • Evitare di criticare la propria identità. Focalizziamoci piuttosto sulla singola caratteristica che vorremmo modificare di noi.
  • Ricordare di concederci ogni giorno l’opportunità di piccoli cambiamenti attraverso la calma, un po’ di tempo per noi stesse, l’esprimere con gentilezza il nostro punto di vista e il piacere di fare delle piccole cose gratificanti per sentirci meglio con noi stesse.

 

“Non è possibile essere una madre perfetta. Ma ci sono milioni di modi per essere una buona madre.” (Jill Churchill).

Dott.ssa Patrizia Garofano
Psicologa, psicoterapeuta
Psicologa del Team Me First

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